martedì 22 gennaio 2019

(BLOGTOUR+GIVEAWAY) INTERVISTA: Annalisa Malinverno autrice di Portobello Road

Buongiorno readers, oggi ospitiamo una tappa del blogtour dedicato al libro "Rortobello Road" di Annalisa Malinverno che ho avuto il piacere d'intervistare per voi.




INIZIAMO

1- Chi è Annalisa come persona e non come autrice?
Ciao Emanuela e buona giornata anche a chi sta seguendo il Blog Tour. Sono molto felice di quest’opportunità e di potervi parlare un po’ di me. Chi sono io come persona? Mi verrebbe da dirti stupenda ma non ne sono poi così sicura e in realtà non so darti una risposta precisa perché anch’io sto cercando di capirlo e ogni giorno scopro qualcosa di me che non conoscevo. Sicuramente sono una persona semplice, creativa, socievole e di animo buono, non posso dire altrimenti, ma nella mia semplicità sono anche tanto complicata! Ecco potrei dirti che esternamente sono una persona tranquilla e serena pur essendo interiormente spesso in fermento e alla ricerca di nuove cose. E questo lo vivo dentro di me, nei miei pensieri e nelle mie giornate, talvolta anche mettendolo nero su bianco. 
2 – Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Esattamente non ricordo quando si è accesa questa scintilla ma credo che la passione per la scrittura sia nata con me, perché se mi guardo indietro, scopro che da quando ho imparato l’abc, mi è sempre piaciuto scrivere. Fin da quando ero bambina anche scrivere le cartoline da mandare agli amici d’infanzia e parenti quando andavo in vacanza con i miei genitori, era una gioia. Passavo una giornata intera a scriverle. Non mi limitavo a mettere nero su bianco le solite frasi ma in bella grafia con tante parole raccontavo le emozioni di certi momenti straordinari vissuti in vacanza e solitamente riempivo tutto lo spazio a disposizione prima di arrivare ai saluti finali. A volte creavo dei personaggi che vivevano, parlavano e pensavano, grazie alla mia penna e li custodivo gelosamente nel mio diario segreto. Anche da ragazza sentivo il bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri, talvolta

lunedì 21 gennaio 2019

RUBRICA: Classici "Amleto" di William Shakespeare

Buongiorno reders, oggi parliamo insieme di "Classici" e questa volta affrontiamo "Amleto" di Shakespeare , sicuramente lo conoscete tutti questo fantastico principe di Danimarca e nel caso non fosse così, è questa l'occasione per conoscerlo meglio.


TRAMA: 

Il re di Danimarca è morto; il figlio ed erede al trono, il principe Amleto vede apparire sugli spalti del castello di Elsinore il suo spettro che gli rivela di essere stato avvelenato dal proprio fratello Claudio che ne ha poi sposato la vedova, la regina Gertrude ed ha usurpato il trono.
Amleto giura al padre di vendicarlo e comincia a fingere di essere pazzo per poter scoprire tutti i responsabili e i complici, ma è tormentato da dubbi ed indecisioni che si alternano in lui momenti di grande slancio emotivo e risolutezza.
Respinge Ofelia, figlia del ciambellano Polonio, che pur ama e da cui è riamato; mentre interroga in un drammatico colloquio la madre, uccide Polonio, che ha sorpreso a spiare dietro una tenda.
Claudio cerca di sbarazzarsi del nipote, inviandolo in Inghilterra con due falsi amici Rosencrantz e Guidersten che hanno l'incarico di ucciderlo. Ofelia, intanto, impazzita, si annega ed il fratello Laerte è deciso a vendicare la sua morte e quella del padre. Di questa situazione approfitta Claudio: egli invita i due giovani a confrontarsi in un duello incruento, in realtà fa avvelenare la punta della spada di Laerte ed il vino da offrire ad Amleto.
Il giovane principe viene ferito, ma uccide Laerte che gli rivela la verità e lo zio; la regina muore per aver bevuto il veleno destinato al figlio.

Prima di morire Amleto affida all'unico vero amico della sua vita, Orazio, il compito di narrare la sua storia. La narrazione si chiude con l'arrivo di Fortebraccio, principe di Norvegia che assume il governo del regno.

Questa possiamo dire che è la mia tragedia preferita dell'autore, è quella che fin da subito è riuscita a toccarmi e appassionarmi come poche.

Direi di analizzare i personaggi insieme e iniziamo da quelli principali:


  • Amleto: è il protagonista della tragedia e principe di Danimarca, figlio della regina Gertrude e del defunto re Amleto e nipote dell'attuale re Claudio, suo zio. Amleto è un personaggio malinconico, indeciso, cinico e molto amareggiato dagli intrighi di suo zio e sua madre per impossessarsi del potere. È un personaggio enigmatico e ambiguo, dilaniato da conflitti interiori tra paure, indecisioni, vita e morte (io lo amo).
  • Claudio: è l’attuale re di Danimarca, zio di Amleto e suo antagonista; è un ambizioso uomo politico, guidato dalla sua sete di potere e senza scrupoli; mostra ogni tanto segni di umanità, come il suo amore per Gertrude, che sembra sincero. È ambizioso e crudele, e soprattutto manipolatore. Alla fine ordisce il piano che avrebbe dovuto uccidere Amleto: un calice avvelenato durante un duello con una spada avvelenata. La spada avvelenata ucciderà Amleto, ma il calice si riversera contro il nuovo re e sua moglie.
  • Gertrude: regina di Danimarca e madre di Amleto, ora sposata con Claudio. Gertrude ama profondamente il figlio, ma è comunque una donna debole. Non si capisce se sia coinvolta nel complotto nei confronti del padre di Amleto o sia stata travolta dagli eventi.
  • Polonio: ciambellano di Elsinore, padre di Laerte e di Ofelia.
  • Ofelia: figlia di Polonio, di cui Amleto è stato innamorato. Impazzisce per il dolore quando il padre muore per mano di Amleto e terminerà la sua esistenza affogandosi in un corso d'acqua e scatenando l'ira del fratello Laerte che si vendicherà uccidendo Amleto.
  • Laerte: figlio di Polonio e fratello di Ofelia. È un giovane molto impulsivo. Trascorre molto tempo in Francia e duellerà contro Amleto per vendicarsi.

Passiamo anche a parlare di quelli secondari ma comunque importanti chi per un motivo e chi per l'altro:

  • Orazio: amico di Amleto, compagno di studi presso l'università di Wittenberg. Orazio aiuta Amleto nella scoperta della verità e gli rimane fedele per tutta la tragedia. Quando Amleto muore, Orazio rimane in vita per raccontare la storia di Amleto.
  • Fortebraccio: principe di Norvegia, il cui padre è stato ucciso dal padre di Amleto, che vuole attaccare la Danimarca per vendicare la morte del padre.
  • Il fantasma del re: lo spettro del padre di Amleto sostiene di essere stato assassinato da Claudio e invita Amleto a vendicarlo. Amleto ipotizza che lo spettro potrebbe essere il diavolo stesso, che vuole ingannarlo e fargli commettere un omicidio. La questione su chi sia il fantasma e da dove venga non viene mai svelata.
  • Rosencrantz e Guildenstern: due cortigiani ex amici di Amleto, che vengono convocati da Gertrude e da Claudio per cercare di scoprire il motivo dello strano comportamento di Amleto.
  • Osric: il cortigiano stolto che chiama Amleto al suo duello con Laerte.
  • Voltimand e Cornelius: cortigiani che vengono inviati in Norvegia per convincere Fortebraccio a non attaccare la Danimarca.
  • Marcello e Bernardo: le due guardie che per prime vedono il fantasma del sovrano camminare sui bastioni del castello. Marcello è presente quando Amleto incontra per la prima volta il fantasma.
  • Reynaldo: servo di Polonio, inviato in Francia per controllare e spiare il figlio Laerte.
Amleto è comunemente noto per il suo monologo interiore che inizia con la frase che tutti noi conosciamo,“To be, or not to be, that is the question” Essere, o non essere, questo è il dilemma, dove il principe sembra raziocinante ma allo stesso tempo carico di dubbi. Amleto dà vita ad un dibattito interiore sugli svantaggi e i vantaggi dell'esistenza e sulla opportunità di togliersi la vita, riferendosi in particolar modo alle persone scoraggiate dalla stessa esistenza che vivono. Amleto ritiene che gli svantaggi del vivere superano i vantaggi, ma è anche conscio che l’atto in sé, il suicidio, è condannato come peccato mortale dalla chiesa. Il punto cruciale del suo pensiero interiore è questo: vivere o morire, agire o non agire? 

Secondo voi? io la trovo una domanda molto attuale e la mia risposta è che vale sempre la pena di vivere nonostante le difficoltà.

Io consiglio questa tragedia appassionante veramente a tutti, fatemi sapere anche voi cosa ne pensate e se vi è piaciuta.

mercoledì 16 gennaio 2019

RUBRICA: Le grandi figure della storia Romolo e Remo

Buon pomeriggio readers, oggi per inaugurare la rubrica #LeGrandiFigureDellaStoria ho deciso di parlarvi di "Romolo e Remo", e della loro leggenda legata alla nascita della città eterna, cioè Roma.




Iniziamo readers, voi la conoscete la leggenda? A me veniva raccontata fin da bambina come una favola e mi affascinava sempre tanto.
Come grandi figure della storia metterò nella rubrica, sia grandi condottieri che figure simboliche molto note.

Tutto ebbe inizio quando Amulio e Numitore, due fratelli che, nell'antico Lazio, si contendevano il trono della città di Albalonga

Fu Amulio a cacciare il fratello e costrinse la figlia di lui Rea Silvia a diventare vestale ( direi un proprio un bravo zio, questo non lo avevo notato da bambina). Lo fece perché così non si sarebbe potuta sposare e non avrebbe generato possibili rivali al trono. 

La ragazza però fu amata proprio dal dio Marte e nacquero due gemelli, ai quali diede i nomi di Romolo e Remo.

Lo zio infuriato ordinò che i neonati fossero subito uccisi.

 La guardia però non ebbe il coraggio di commettere un simile delitto, mise di nascosto i piccoli in una cesta e li affidò alla corrente del Tevere nella speranza che qualcuno li trovasse e si prendesse cura di loro ( Penso che all'epoca pochi si sarebbero comportati così e credo sia da ammirare). 

Lo stesso giorno, una lupa che era scesa al fiume per bere nei pressi del Colle Palatino udì il vagito dei bimbi. Li portò a riva, li riscaldò e li sfamò con il suo latte (Il regno animale su questo è mille volte avanti a noi).

Dopo poco passò in quel luogo un pastore di nome Faustolo che senza esitare li portò a casa da sua moglie, la quale li crebbe come fossero stati i figli che lei non aveva potuto avere.

Una volta adulti, i gemelli vennero a conoscenza della loro origine. 

Così tornarono ad Albalonga, uccisero lo zio Amulio, restituirono il trono al nonno Numitore e liberarono la madre che era stata imprigionata per tutti quegli anni.

Un giorno i due decisero di fondare una loro città, ma non riuscivano a mettersi d'accordo sul luogo dove farlo: Romolo la voleva costruire sul Colle Palatino, mentre Remo preferiva la pianura (Classica diatriba tra gemelli che la vedono esattamente all'opposto hahah io ne so qualcosa avendo una sorella gemella).

Per decidere sii affidarono al responso degli dei i quali stabilirono che la scelta sarebbe toccata a chi avesse visto, in un certo tempo e in uno spazio definito di cielo, il maggior numero di uccelli ( richiesta decisamente strana).

Vinse Romolo, che subito iniziò a tracciare con l'aratro il solco sacro che avrebbe delimitato la città.

Remo però lo prendeva in giro e lo infastidiva sul lavoro, al punto che Romolo si arrabbiò e lo uccise (Drastico hahah diciamo un po cattivo il gemello perchè ci vuole un coraggio ad uccidere il proprio fratello perchè lo infastidisce). 

Così divenne il primo Re di Roma ed Era l'anno 753 a. C.

martedì 15 gennaio 2019

RUBRICA: Curiosità su Lewis Carroll



Buon pomeriggio readers, oggi per la rubrica "Curiosità" vi voglio parlare di un autore che ho amato per aver creato il mio "Alice nel paese delle meraviglie", sto parlando proprio di lui, Lewis Carroll.

Risultati immagini per lewis carroll

La rubrica come sapete, consiste nello svelarvi qualche curiosità che magari non conoscete di un determinato autore e lui dal mio punto di vista è decisamente un tipo particolare che avrei voluto conoscere.

Di voci e curiosità su Lewis Carroll se ne sono sempre sentite tante, sarà che non era molto convenzionale.

Sapevate che era solito non indossare mai il soprabito, neanche in pieno inverno con il grande freddo e indossava sempre i guanti scuri (era normale all'epoca) forse anche per coprire le mani macchiate dal suo lavoro da fotografo.

Era particolare anche il suo gusto sull'abbigliamento delle donne, perchè era convinto che le donne non si dovessero cambiare di vestiario più di una volta al giorno e odiava le scarpe a punta con il tacco alto (simbolo decisamente di femminilità solitamente).

In giro si dice che spesso aveva dei movimenti scattosi e meccanici a causa di un infiammazione alle ginocchia, poi sappiamo che era anche balbuziente ma aveva fatto un buon lavoro per limitare il difetto solamente con quelle parole che iniziavano con P e D e

sabato 12 gennaio 2019

RUBRICA: #LoSapeviChe... "Il saluto alla visiera"

LO SAPEVI CHE... "Il saluto alla visiera"


 Buongiorno readers, mi presento: sono Alessandro e in questa rubrica vi parlerò di alcune curiosità, cose di cui parliamo o gesti che facciamo magari inconsciamente i quali però hanno un significato...
Quale modo migliore di salutarvi se non quello che uso ogni giorno di dovere se incontro ciascuno di voi mentre sono in servizio? 
Ebbene sì, sono un poliziotto e se vi incontro per strada è buona norma per me presentarmi a voi portando la mano destra alla fronte, all'altezza della visiera del mio copricapo e per quanto vi possa sembrare strano questo gesto sta a significare che sono al vostro servizio... ma chi di voi sa che questa usanza risale al Medioevo?
Può sembrare strano ma è così, i primi ad utilizzare il saluto alla visiera furono i cavalieri durante il Medioevo, ed alcune fonti precisano che tale usanza ebbe inizio con le crociate, ovvero, prima di partire per la terra santa, i signori feudali si presentavano dinanzi al Papa indossando la propria armatura comprensiva di elmo, il quale copriva interamente il viso per garantire una protezione migliore in combattimento, tuttavia nel prestare giuramento al pontefice, in segno di rispetto, essi alzavano la celata per mostrare i propri occhi o comunque il proprio viso, così che il Papa potesse guardarli e riconoscerli prima che partissero per una così ardua impresa (che alla fine si rivelò piuttosto fallimentare). 
Questa usanza poi venne estesa anche ai superiori in ambito militare, ogni soldato o cavaliere che si poneva al servizio di un signore più potente era tenuto a presentarsi in questo modo prima dell'investitura.
Dal Medioevo sino ad oggi, attraverso le varie guerre e i vari continenti il saluto alla visiera è ancora in uso ed è un obbligo per ciascun appartenente a corpi militari: Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Marina; Aeronautica, ma anche a corpi civili: Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria e Polizia Locale, dinanzi ad un superiore gerarchico od un'autorità. 
Il gesto sta ancora a significare rispetto e senso del dovere, e vi sono nate diatribe anche sulla giusta curvatura del palmo della mano o sulla corretta inclinazione del polso; io stesso sono stato corretto dai miei superiori a volte perché non tenevo la mano a "paletta", insomma noi ci teniamo, si vede... e se venite salutati così per strada sappiate che è un gesto onorevole nei vostri confronti ;)